esercizio di mobilità per migliorare la postura e la flessibilità della schiena

Stretching o ginnastica posturale: cosa è meglio per la schiena

La differenza tra stretching e ginnastica posturale che quasi nessuno spiega

 

Lo stretching è ovunque. Ne parlano i personal trainer, lo trovi nelle app di fitness, nei video su YouTube e nelle routine di yoga o pilates.

Se hai mal di schiena, probabilmente ti sarà stato consigliato almeno una volta di “fare stretching”.

E in effetti lo stretching può essere molto utile. Migliora la mobilità, riduce la sensazione di rigidità e può aiutare il corpo a muoversi con più libertà.

Eppure c’è una domanda che vale la pena porsi.

Se lo stretching è così diffuso, perché il mal di schiena continua a essere uno dei disturbi più comuni nella popolazione adulta?

La risposta è che spesso si confondono due cose molto diverse:

lo stretching e la rieducazione posturale.


Capire questa differenza cambia completamente il modo di affrontare il problema della schiena. E se leggerai fino in fondo, scopriremo insieme perché allungare un muscolo e rieducare un movimento sono due cose molto diverse.

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Tempo di ascolto 11 minuti

Cos’è davvero lo stretching (secondo la scienza)

Dal punto di vista tecnico, lo stretching è una tecnica utilizzata per aumentare l’elasticità muscolare e la mobilità articolare.

Le linee guida del Ministero della Salute lo descrivono come un insieme di esercizi finalizzati all’allungamento muscolare e al miglioramento della flessibilità.

In altre parole, lo stretching è progettato per migliorare la mobilità del corpo.

Questo è il suo obiettivo principale.

Cosa succede davvero nel corpo quando fai stretching

Negli ultimi anni numerosi studi hanno analizzato i meccanismi con cui lo stretching produce i suoi effetti.
I risultati mostrano che l’aumento di mobilità dipende principalmente da tre fattori.

 

Aumento del range of motion (ROM)

Il primo effetto evidente è l’aumento dell’ampiezza di movimento articolare.
Dopo programmi di stretching di alcune settimane, le meta-analisi mostrano aumenti moderati ma significativi del ROM. Questo significa semplicemente che l’articolazione riesce a muoversi in un arco più ampio.

 

Riduzione della stiffness muscolo-tendinea

Un secondo effetto riguarda la stiffness, cioè la rigidità del sistema muscolo-tendineo.
Lo stretching statico, in particolare, può ridurre temporaneamente questa rigidità e rendere il movimento più fluido.

 

Aumento della stretch tolerance

Uno degli aspetti più interessanti emersi dalla ricerca è che molti miglioramenti di mobilità dipendono da un aumento della tolleranza allo stiramento.
In pratica il sistema nervoso diventa più tollerante alla sensazione di allungamento.

Questo significa che spesso il miglioramento del movimento non dipende solo da cambiamenti strutturali nei tessuti, ma anche da una modifica della percezione del corpo.

Lo stretching, quindi, lavora sia sul piano meccanico sia su quello sensoriale.

Ma questo non significa che modifichi automaticamente il modo in cui il corpo organizza il movimento.

Una revisione sistematica con meta-analisi recente ha mostrato che gli aumenti di ROM dopo stretching statico cronico sono associati soprattutto a due fattori: riduzione della stiffness e aumento della stretch tolerance, mentre l’effetto sulla lunghezza delle fascicole muscolari risulta molto più limitato. In altre parole, il corpo non diventa solo “più lungo”: spesso diventa anche più capace di tollerare e gestire quella posizione.

Riferimento: Behm DG, Blazevich AJ, Kay AD, McHugh M. (2016)
Acute effects of muscle stretching on physical performance, range of motion, and injury incidence in healthy active individuals: a systematic review
Applied Physiology, Nutrition, and Metabolism

I principali tipi di stretching

 

Stretching statico

È la forma più conosciuta.

Consiste nel mantenere una posizione di allungamento per un certo periodo di tempo, generalmente tra i 10 e i 30 secondi.

Le meta-analisi mostrano che programmi di stretching statico praticati per almeno alcune settimane possono aumentare il ROM e migliorare la flessibilità.

Una revisione sistematica con meta‑analisi ha mostrato che programmi di stretching di almeno due settimane producono aumenti significativi della mobilità articolare.

Riferimento: Konrad A., Tilp M. (2020)

Increased range of motion after chronic stretching training: A systematic review and meta-analysis

Scandinavian Journal of Medicine & Science in Sports

 Stretching dinamico

Lo stretching dinamico consiste in movimenti controllati e progressivi che portano l’articolazione verso un’ampiezza crescente.

È spesso utilizzato nelle fasi di riscaldamento perché prepara il sistema neuromuscolare al movimento.

A differenza dello stretching statico prolungato, lo stretching dinamico tende ad avere effetti neutri o talvolta positivi sulla performance immediata, mentre lo stretching statico prolungato prima di test di forza può ridurre temporaneamente la prestazione.

Una meta‑analisi ha evidenziato che lo stretching dinamico inserito nel riscaldamento tende ad avere effetti neutri o positivi sulla performance immediata, mentre lo stretching statico prolungato prima di test di forza può ridurre temporaneamente la prestazione.

Riferimento: Simic L., Sarabon N., Markovic G. (2013)
Does pre-exercise static stretching inhibit maximal muscular performance? A meta-analytical review
Scandinavian Journal of Medicine & Science in Sports

Stretching PNF

Il PNF (Proprioceptive Neuromuscular Facilitation) combina fasi di allungamento passivo con contrazioni muscolari isometriche o concentriche.

Le tecniche più utilizzate sono:

  • contract–relax
  • hold–relax
  • contract–relax–antagonist–contract

In queste metodiche il muscolo viene prima portato in allungamento, poi attivato con una contrazione controllata e successivamente rilassato per permettere un nuovo aumento dell’ampiezza di movimento.

Dal punto di vista neurofisiologico, il PNF sfrutta meccanismi di inibizione autogena e reciproca, mediati dai fusi neuromuscolari e dagli organi tendinei del Golgi, che facilitano temporaneamente il rilassamento del muscolo e consentono un allungamento maggiore.

Diversi studi hanno analizzato l’efficacia di questa tecnica sull’aumento della mobilità articolare.

Le revisioni sistematiche mostrano che il PNF produce aumenti significativi del range of motion, spesso comparabili a quelli ottenuti con lo stretching statico.

Una revisione sistematica pubblicata nel Scandinavian Journal of Medicine & Science in Sports ha confrontato diversi protocolli di stretching e ha evidenziato che sia lo stretching statico sia le tecniche PNF producono miglioramenti significativi del ROM nel medio periodo, senza una superiorità costante del PNF rispetto allo stretching statico.

Riferimento: Konrad A., Tilp M. (2020)
Increased range of motion after chronic stretching training: A systematic review and meta-analysis
Scandinavian Journal of Medicine & Science in Sports.

Un’altra revisione sistematica pubblicata nel Journal of Human Kinetics ha confermato che le tecniche PNF sono efficaci nell’aumentare la flessibilità, in particolare nei muscoli posteriori della coscia, ma con risultati spesso simili a quelli dello stretching statico quando i protocolli sono comparabili.

Riferimento: Hindle KB et al. (2012)
Proprioceptive Neuromuscular
Facilitation (PNF): Its mechanisms and effects on range of motion and muscular function
Journal of Human Kinetics.

Stretching balistico

Lo stretching balistico utilizza movimenti rapidi e rimbalzati per aumentare l’ampiezza del movimento.

È poco utilizzato in ambito riabilitativo perché, se eseguito senza controllo, può aumentare il rischio di microtraumi e sollecitazioni eccessive sui tessuti.

Questo però non significa che debba essere necessariamente demonizzato. In alcuni contesti sportivi può essere utilizzato in modo controllato durante le fasi di riscaldamento dinamico, soprattutto negli sport che richiedono movimenti esplosivi o ampie escursioni articolari.

Una revisione sistematica pubblicata su Sports Medicine ha evidenziato che gli esercizi di mobilità dinamica e le forme di stretching con movimento possono essere utili nelle fasi di warm-up perché preparano il sistema neuromuscolare all’attività sportiva senza gli effetti negativi sulla performance talvolta osservati con lo stretching statico prolungato.

Riferimento: Behm DG, Blazevich AJ, Kay AD, McHugh M. (2016)
Acute effects of muscle stretching on physical performance, range of motion, and injury incidence in healthy active individuals: a systematic review

Stretching attivo

Lo stretching attivo è particolarmente interessante perché coinvolge direttamente il controllo muscolare.

In questo tipo di allungamento la posizione non viene mantenuta con una forza esterna (come avviene nello stretching passivo), ma grazie alla contrazione dei muscoli antagonisti. In altre parole, mentre un gruppo muscolare si allunga, il gruppo opposto si attiva per mantenere la posizione.

Per esempio, quando solleviamo una gamba mantenendola estesa grazie all’attivazione dei flessori dell’anca, mentre i muscoli posteriori della coscia si allungano.

Questo tipo di lavoro attiva contemporaneamente mobilità e controllo neuromuscolare, perché richiede al sistema nervoso di coordinare contrazione e rilassamento tra gruppi muscolari opposti.

Per questa ragione lo stretching attivo è molto utilizzato in discipline come:

  • yoga dinamico
  • danza
  • ginnastica artistica
  • preparazione atletica

dove la mobilità deve essere accompagnata da stabilità e controllo del movimento.

Proprio per questa caratteristica, lo stretching attivo può essere utilizzato anche all’interno di programmi di ginnastica posturale, perché rappresenta una forma di lavoro in cui mobilità e controllo motorio iniziano a integrarsi.
Lo stretching attivo rappresenta in un certo senso un ponte biomeccanico tra lo stretching tradizionale e il lavoro posturale.

Questo perché introduce tre elementi che nello stretching classico spesso non sono presenti:

  • attivazione muscolare
  • coordinazione tra agonisti e antagonisti
  • controllo motorio

Ed è proprio su questi aspetti che poi lavora in modo più completo la ginnastica posturale, dove mobilità, attivazione e coordinazione diventano parte di un processo di rieducazione del movimento.

Una revisione sistematica pubblicata nel Journal of Strength and Conditioning Research ha evidenziato che le tecniche di stretching che includono attivazione muscolare attiva o dinamica possono favorire un miglioramento della mobilità senza ridurre l’attivazione neuromuscolare, rendendole particolarmente adatte nelle fasi di preparazione al movimento.

Riferimento: Behm DG & Chaouachi A. (2011)

A review of the acute effects of static and dynamic stretching on performance
Journal of Strength and Conditioning Research.

A questo punto potrebbe sembrare che basti rendere i muscoli più elastici per migliorare anche la postura.
Ma proprio qui si nasconde uno degli equivoci più diffusi quando si parla di mal di schiena e movimento.

Qual è il tipo di stretching più efficace?

Una domanda molto comune è quale sia il tipo di stretching più efficace. 
In realtà la ricerca scientifica mostra che non esiste un metodo migliore in assoluto, ma tecniche più adatte a obiettivi diversi.

Le varie forme di stretching lavorano infatti su aspetti differenti del movimento:

  • Stretching statico
    è uno dei metodi più studiati e risulta efficace nel migliorare la flessibilità e aumentare progressivamente il range di movimento quando praticato con continuità.
  • Stretching PNF
    combina allungamento e contrazione muscolare e viene spesso utilizzato in ambito riabilitativo per facilitare un aumento della mobilità articolare.
  • Stretching dinamico
    è particolarmente utile nelle fasi di riscaldamento perché prepara il sistema neuromuscolare al movimento senza ridurre la performance.
  • Stretching balistico
    utilizza movimenti rapidi e rimbalzati e viene utilizzato soprattutto in alcuni contesti sportivi dove sono richieste ampie escursioni articolari.
  • Stretching attivo
    rappresenta una forma di lavoro molto interessante perché combina mobilità e attivazione muscolare.
    Proprio per questo viene utilizzato nello yoga dinamico, nella danza e nella preparazione atletica e può essere integrato anche all’interno di programmi di ginnastica posturale.

In altre parole, più che chiedersi quale sia lo stretching migliore in assoluto, è più utile capire quale tecnica sia più adatta al contesto e all’obiettivo del lavoro sul corpo.

Scopri cos’è davvero la ginnastica posturale

Se lo stretching migliora la mobilità, la ginnastica posturale lavora su qualcosa di più profondo:
il modo in cui il sistema nervoso organizza il movimento del corpo.

In questo articolo ti spiego cosa significa davvero lavorare sulla postura.

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Il limite dello stretching: la postura non è solo mobilità

Qui arriva il punto centrale.

Molte persone pensano che il problema della postura sia semplicemente la rigidità dei muscoli.

Ma la postura non è solo una questione di muscoli più o meno allungati.

La postura è un automatismo del sistema nervoso che organizza il corpo nello spazio in risposta agli stimoli dell’ambiente e della gravità.


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È il risultato dell’integrazione tra diversi sistemi:

  • sistema nervoso
  • propriocezione
  • sistema vestibolare
  • visione
  • coordinazione muscolare

 

La postura quindi non è una posizione da mantenere.
Non è un muscolo da rinforzare.
Non è un muscolo da allungare. 

È il modo in cui il sistema nervoso organizza il movimento nello spazio.

Cos’è davvero la ginnastica posturale

La ginnastica posturale nasce proprio con l’obiettivo di lavorare su questo livello più profondo del movimento.

Non si limita ad allungare o rinforzare i muscoli, ma lavora sull’integrazione tra mobilità, controllo motorio, propriocezione e coordinazione.

In altre parole, non si occupa solo dei muscoli ma del modo in cui il sistema nervoso organizza il movimento.

Per capire davvero cos’è la ginnastica posturale e come funziona, ne parlo in modo approfondito in questo articolo dedicato.

👉 Cos’è davvero la ginnastica posturale

Quando lo stretching entra nella ginnastica posturale

 

Molti metodi di rieducazione posturale includono anche forme di stretching. Questo accade perché migliorare la mobilità può essere un passaggio utile per permettere al corpo di muoversi con meno restrizioni.

Per esempio, nella rieducazione posturale globale (RPG/GPR) vengono utilizzate posture di allungamento delle catene muscolari mantenute nel tempo e spesso associate a contrazioni isometriche, respirazione controllata e lavoro di percezione corporea.

In questi contesti lo stretching non è utilizzato come semplice allungamento muscolare, ma come parte di un lavoro più ampio che coinvolge anche:

  • controllo motorio
  • percezione del corpo nello spazio
  • coordinazione tra gruppi muscolari
  • gestione delle catene muscolari

 

In altre parole, lo stretching diventa uno strumento all'interno di una strategia più complessa di rieducazione del movimento.

Nella mia pratica professionale, per esempio, nelle lezioni di ginnastica posturale che tengo on line e in presenza a Genova presso Studio Zara 19, utilizzo spesso elementi ispirati al lavoro di Philippe Souchard e allo stretching attivo, proprio per integrare mobilità, controllo motorio e percezione del corpo. Questo tipo di approccio permette di lavorare non solo sull’allungamento muscolare, ma anche su come il movimento viene organizzato e controllato dal sistema nervoso.

È proprio questa integrazione che fa la differenza: lo stretching può essere una componente utile della ginnastica posturale, ma non coincide con essa, perché da solo non lavora sugli schemi neuromotori che organizzano il movimento.

Stretching e mal di schiena: cosa dice la ricerca

Quando si analizzano i programmi di esercizio utilizzati nel trattamento della lombalgia cronica emerge un dato abbastanza chiaro: gli interventi più efficaci non si basano su una sola tecnica, ma su programmi di esercizio strutturati.

Questi programmi combinano generalmente più elementi:

  • mobilità
  • rinforzo muscolare
  • controllo motorio
  • coordinazione

Una revisione sistematica della Cochrane Collaboration sui trattamenti per la lombalgia cronica ha evidenziato che i risultati migliori si ottengono con programmi di esercizio terapeutico multimodali, piuttosto che con interventi isolati come il solo stretching.

In altre parole, la ricerca suggerisce che per migliorare davvero la funzione e ridurre il dolore è necessario lavorare non solo sulla mobilità, ma anche sul modo in cui il corpo controlla e organizza il movimento.

Riferimento: Hayden JA, Ellis J, Ogilvie R, Stewart SA, Bagg MK, Stanojevic S. (2021)
Exercise therapy for chronic low back pain
Cochrane Database of Systematic Reviews

Lo stretching può contribuire a ridurre la rigidità muscolare e migliorare la mobilità, ma raramente rappresenta da solo una soluzione completa per il mal di schiena.

Stretching o ginnastica posturale? La vera risposta

 

Allungare i muscoli può essere utile.

Ma la postura non dipende solo dalla lunghezza dei muscoli.

Dipende dal modo in cui il sistema nervoso organizza il movimento.

Per questo lo stretching può rappresentare un buon punto di partenza, ma spesso non è sufficiente da solo per migliorare davvero la postura o affrontare in modo efficace il mal di schiena.

Quando la mobilità si integra con il controllo motorio, la coordinazione e la consapevolezza del corpo, il movimento diventa più naturale, più efficiente e più sicuro.

Ed è proprio questo il cuore della ginnastica posturale.

Lo stretching aumenta la mobilità. La ginnastica posturale insegna al corpo come usare quella mobilità.

HAI ALTRE DOMANDE?
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FAQ!

Lo stretching può migliorare la mobilità e ridurre la sensazione di rigidità muscolare, ma da solo non è progettato per modificare gli schemi di controllo motorio che determinano la postura. Per migliorare realmente la postura è spesso necessario un lavoro più completo di rieducazione del movimento, come quello proposto nella ginnastica posturale.

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